Sul Foglio un intervento di Giancarlo Cesana: "Oltre la piazza, per ricostruire l’università serve gente che ami la propria libertà"
Ora che la Gelmini è legge
Nell’aula magna della Statale di Milano ieri c’era Dario Fo, e con questo s’è detto tutto di quanto sia facile, per il presunto nuovo movimento studentesco, scivolare dal piano delle possibili ragioni alla parte del comprovato ridicolo. Ma non servirebbe nemmeno dirlo. Serve invece dire che con il decreto approvato ieri in Senato il ministro Gelmini ha compiuto nella direzione giusta un primo passo.

Può rimediare ovviamente, il ministro Gelmini, magari accettando qualche modesto e non richiesto consiglio. Ora che il decreto è fatto, esca innanzitutto dalla sua ridotta, si spieghi con la stampa e con i protestatari, accetti con sobrietà il rischio legittimo di qualche fischio. Se è convinta della sua azione, la difenda con magnanimità. Ieri ha annunciato che è pronto un “piano di riforma per le università”, che verrà presentato la prossima settimana. Perché aspettare, mentre la piazza brucia? In fondo un progetto di novità, un’indicazione di prospettiva è proprio ciò che tutti aspettano da lei. Convochi, il ministro, gli stati generali della scuola in cui ammettere gli studenti e i professori, i tecnici del ministero ma anche le famiglie. Lanci lei, senza aspettare, l’idea per un patto di stabilità delle università, con i rettori a fare da garanti di una gestione economica finalmente virtuosa dei loro atenei. Lasciando magari a loro la responsabilità di come e dove intervenire. Ha torto Massimo D’Alema quando dice che “agire a colpi di decreti è una scelta disastrosa per il paese”, a volte è semplicemente necessario. Ma adesso è il momento di recuperare il dialogo, la comunicazione, il progetto.